Monica Bartolucci punta sui giovani: «La vera sfida è credere in un talento prima che diventi famoso»

Monica Bartolucci punta sui giovani: «La vera sfida è credere in un talento prima che diventi famoso»
Dalla moda al cinema e alla televisione, una carriera costruita con determinazione. Monica Bartolucci racconta il suo percorso, il rapporto professionale con Reyson Grumelli, la sua idea di professionalità e anticipa un 2027 con quattro docufilm, un lungometraggio e possibili sorprese.
Determinata, esigente, istintiva. Ma soprattutto appassionata. Monica Bartolucci arriva dal mondo della moda, ma il suo rapporto con la produzione ha radici lontane. Già nel 2008 produce "Desconocidos", un reality di 120 puntate, una prima esperienza importante che anticipa quello che, anni dopo, sarebbe diventato il centro della sua vita professionale.
Negli anni il suo percorso si sviluppa tra cinema e televisione, passando attraverso progetti come Nonna ci produce un film, Un posto sicuro, Love Game, L'abito e l'anima - Il filo invisibile, Storia di una Mistress, Bu Bu Set e Luxury Frames. Oggi guarda soprattutto al futuro, con un'idea molto chiara: dare spazio anche a una nuova generazione di interpreti.
«Puntare sui giovani è molto più difficile»
Perché ha deciso di investire sui talenti emergenti ?
«Perché credo che qualcuno debba avere il coraggio di farlo. Con un attore già affermato hai un nome, un curriculum e spesso anche un pubblico. Con un emergente devi essere tu per prima a vedere qualcosa che magari gli altri ancora non vedono. Devi rischiare, dargli fiducia e metterlo nelle condizioni di dimostrare quanto vale. È facile credere in qualcuno quando è già arrivato.
«La vera sfida è crederci prima.»
Per Bartolucci, però, essere giovani non significa automaticamente meritare un'opportunità. «Non basta desiderare di fare l'attore. Bisogna studiare, prepararsi, essere puntuali, educati e rispettare il lavoro di tutte le persone che compongono un set. Il talento è fondamentale, ma senza disciplina e professionalità rischia di non portarti da nessuna parte».
Reyson Grumelli: «È mio figlio, ma ho creduto nel suo talento»
È stato anche suo figlio ad avvicinarla maggiormente al mondo dello spettacolo?
«Sicuramente. Reyson ha iniziato quando era molto piccolo e io ho vissuto questo ambiente inizialmente attraverso il suo percorso. Io provenivo dalla moda. Seguendolo ho conosciuto sempre meglio questo settore, le sue dinamiche, le difficoltà e le possibilità. In un certo senso è stato proprio lui a portarmi sempre più dentro questo mondo, anche se avevo già avuto un'esperienza importante nel 2008 con la produzione di Desconocidos, un reality di 120 puntate».
Qualcuno potrebbe pensare che abbia puntato su Reyson perché è suo figlio ?
«È mio figlio e ne sono orgogliosa. Ma essere sua madre è una cosa, essere una produttrice è un'altra. Ho puntato su Reyson perché credo nelle sue capacità. Parla cinque lingue, canta, recita e studia da quando era bambino. Dietro quello che fa ci sono anni di preparazione. Se non lo avessi ritenuto bravo, professionalmente non gli avrei dato fiducia. Essere mio figlio non può essere sufficiente per stare davanti a una macchina da presa: alla fine è sempre il pubblico a giudicare quello che riesci a trasmettere».
«Voglio puntare su Reyson come voglio puntare su tanti altri giovani nei quali riconosco qualcosa. Quando vedo talento, preparazione, educazione e fame di imparare, voglio provare a dare un'opportunità. Sono convinta che alcuni di questi ragazzi arriveranno».
«O mi ami o mi odi»
Che cosa pensa di poter insegnare ai giovani ?
«Credo di avere tanto da insegnare, soprattutto sul modo di affrontare questo mestiere. Io sono così: o mi ami o mi odi. Non ho molte vie di mezzo. Quando lavoro sono esigente e non guardo in faccia nessuno. Può essere mio figlio, un attore, un collaboratore o una persona alla sua prima esperienza: per me la professionalità viene prima di tutto. Se non c'è professionalità, diventa molto difficile stare professionalmente vicino a me».
Una severità che nasce dal modo in cui Bartolucci vive personalmente il proprio lavoro ?
«Pretendo tanto perché sono la prima a dare tantissimo. Non riesco a fare le cose a metà. Quando credo in qualcosa ci metto il cuore. Ci metto tempo, energia, sacrificio e passione. E quando vedo un giovane che merita, sono capace di combattere per lui e cercare di aprirgli una porta. Ma poi quella porta deve attraversarla lui».
Dalla moda alla produzione
Si aspettava di arrivare fin qui ?
«Non so se me lo aspettassi. Sicuramente l'ho voluto. La moda mi ha insegnato moltissimo: creatività, immagine, organizzazione, attenzione ai particolari. Poi è arrivata sempre più forte la produzione. Oggi posso dire che sto costruendo una bella carriera, ma non mi sento arrivata. Ho ancora tantissime cose da fare e soprattutto tantissime idee da trasformare in realtà».
Il 2027: quattro docufilm e un lungometraggio
Cosa ci può anticipare del prossimo anno ?
«Il 2027 sarà molto intenso. Al momento abbiamo in programma quattro docufilm e un lungometraggio. Cinque progetti importanti, differenti tra loro, sui quali stiamo lavorando. Non voglio svelare troppo. Posso dire che continuerò sulla strada nella quale credo: qualità, professionalità, storie che abbiano qualcosa da raccontare e spazio anche ai nuovi talenti. E poi chissà... le sorprese potrebbero essere molteplici».
Quindi potrebbe esserci dell'altro ?
«Assolutamente sì. Ma qualcosa bisogna pur tenerselo. Se raccontassi tutto adesso, che
sorpresa sarebbe?»
«Il mio consiglio? Non mollate mai»
Prima di salutarla le chiediamo di lasciare un consiglio non soltanto ai giovani attori, ma a chiunque stia cercando di costruire il proprio futuro ?
«Il consiglio che posso dare a tutti è uno: non mollate mai. Vi diranno di no. Troverete porte chiuse. Ci saranno persone che non crederanno in voi e momenti nei quali sarete voi stessi a domandarvi se valga ancora la pena continuare. Continuate.»
«Nella vita bisogna avere il coraggio di insistere su ciò in cui si crede. Bisogna studiare, migliorarsi, essere professionali e avere l'umiltà di capire quando si sbaglia. Ma un fallimento o un "no" non possono decidere chi sarete domani. Non permettete a una porta chiusa di farvi dimenticare tutte quelle che ancora non avete provato ad aprire.»
«Io stessa ho cambiato, ricominciato e costruito. E ho ancora tantissimo da fare. Per questo ai giovani, ma in realtà a chiunque abbia un sogno, dico: credeteci, lavorate, preparatevi e abbiate pazienza. Cadete, rialzatevi e ricominciate. Ma non mollate mai.»
Di Walter Correnti

