Intervista a Loris Danesi

Che piacere accogliervi nel mio mondo, mi sento sempre più a mio agio nel raccontarmi. Ecco le mie risposte per i vostri lettori:
Quando hai capito che la moda non era solo una passione, ma il suo vero linguaggio espressivo ?
Ho capito che la moda era il mio alfabeto quando ho realizzato che le parole mi stavano strette. Da bambino non vedevo solo vestiti, vedevo armature, sogni e scudi. La passione è il motore, ma il linguaggio è quando capisci che con un drappeggio puoi dire "ti amo", "rispettami" o "sono libera" senza emettere un suono.
In un'epoca dominata dall'immagine, cosa distingue per lei lo stile autentico dalla semplice costruzione estetica ?
L'estetica è un trucco ben riuscito, lo stile è un'impronta digitale. Nell'era dei filtri, l'autenticità è quel dettaglio imperfetto che ti rende indimenticabile. La costruzione estetica si guarda; lo stile, invece, lo si percepisce nell'aria quando una persona entra in una stanza. Le sue creazioni nascono prima da un'emozione o da un'idea progettuale precisa ?
Sempre dall'emozione. Se partissi solo dal rigore tecnico, farei architettura, non moda. Certo, la tecnica è fondamentale per dare forma al sogno, ma il primo schizzo nasce da un battito accelerato, da un profumo o da uno sguardo colto per strada.
Cosa significa, concretamente, "vestire l'anima" di una persona ?
Significa non soffocare chi indossa l'abito. Concretezza vuol dire studiare i volumi in modo che la persona non si senta "travestita", ma finalmente "rivelata". Un abito che veste l'anima non nasconde i difetti, ma celebra l'unicità.
Ha mai assistito a una trasformazione profonda in qualcuno che indossava un suo abito ? Ricordo una donna molto insicura, quasi rannicchiata su se stessa. Quando ha indossato l'abito creato per lei, ha raddrizzato la schiena, il mento si è alzato e i suoi occhi hanno cambiato luce. Non era l'abito a essere magico, era lei che finalmente si vedeva per la meraviglia che era.
Quanto conta l'ascolto nel suo processo creativo ?
Per me l'ascolto è l'80% del lavoro. Non ascolto solo le parole, ma i silenzi, i gesti, il modo in cui una persona tocca un tessuto. Senza empatia, sarei solo un sarto; con l'ascolto, divento un interprete dei desideri altrui.
La moda oggi corre velocemente: è ancora capace di lasciare un segno duraturo ?
La moda che corre è consumo. Il segno duraturo, invece, lo lascia solo la bellezza che emoziona. Un abito pensato con amore non passerà mai di moda perché è legato a un ricordo e a un'identità, non a un algoritmo.
C'è un capo o una collezione che sente stilistica ?
Più che un singolo capo, è il concetto di "su misura emotivo". Se devo scegliere, i miei capi iconici sono quelli dove la seta sembra fondersi con la pelle: fluidi, senza tempo, quasi eterei. Partecipare al docufilm L'Abito e l'Anima le ha fatto scoprire qualcosa di nuovo su se stesso ?
È stata un'esperienza catartica. Vedermi dall'esterno mi ha fatto capire quanto io sia visceralmente legato a questo mestiere. Mi ha confermato che non sto solo cercando di fare "bei vestiti", ma sto cercando di tessere connessioni umane.
Se dovesse scegliere: si sente più vicino all'abito o all'anima ?
E perché? È un binomio inscindibile, come il corpo e l'ombra. Ma se devo scegliere, mi sento più vicino all'Anima. L'abito è il mio strumento, il mio pennello, ma è l'anima il vero capolavoro che cerco di onorare ogni giorno. Senza anima, l'abito è solo stoffa appesa a una gruccia.Walter

Loris Danesi protagonista del docufilm " L abito e L anima " diretto da Walter Garibaldi Prodotto da Imagine the stars srl

