Giulia Ragazzini nuovo volto del panorama cinematografico

24.03.2026

Giulia, quando hai capito che la sostenibilità nella moda non era solo un interesse, ma una vera missione personale ? 

Ho capito che era una missione personale quando ho realizzato che ogni scelta, anche piccola, ha un impatto reale. Non si tratta solo di acquistare prodotti "eco-friendly", ma di costruire una consapevolezza che accompagna tutto il nostro lavoro e il nostro stile di vita. L'industria tessile è tra le più impattanti al mondo. Qual è stata la scoperta che più ti ha colpito quando hai iniziato ad approfondire questo tema ? 

Mi ha colpito scoprire quanto enormi siano le quantità di risorse che ogni capo richiede, e quanto spesso questo impatto sia invisibile ai nostri occhi. Capire che dietro a un semplice tessuto c'è una storia complessa di persone e pianeta è stato uno shock e allo stesso tempo una motivazione a cambiare.

La moda è spesso associata all'estetica. Come possiamo trasformarla anche in un atto di responsabilità ? 

Credo che possiamo farlo imparando a scegliere consapevolmente: acquistare meno, investire in capi di qualità, sostenere chi produce in modo etico. La moda diventa responsabilità quando l'eleganza non è solo visiva, ma anche etica. 

Qual è l'errore più comune che facciamo quando acquistiamo vestiti ? 

Comprare per impulso, senza pensare alla durata o all'impatto ambientale. Spesso puntiamo al prezzo o alla tendenza del momento, dimenticando che ogni capo porta con sé una storia e delle conseguenze. 

Oggi si parla molto di sostenibilità. Secondo te quanto è reale questo cambiamento e quanto invece è solo comunicazione ? 

È un mix. Ci sono brand che fanno scelte autentiche, ma molti si limitano al marketing. Il rischio del greenwashing è reale, per questo dobbiamo educarci e guardare oltre le etichette.  

Come si distingue una scelta realmente sostenibile dal cosiddetto greenwashing ? Bisogna informarsi sul ciclo di vita del prodotto, sul brand, sui materiali e sui processi. Una scelta sostenibile è trasparente, documentabile e coerente, non solo un'etichetta verde messa per apparire. 

C'è un materiale, una tecnologia o un processo produttivo che ti fa immaginare una moda davvero diversa nel futuro ? 

Mi affascinano i tessuti rigenerati e le fibre innovative a basso impatto, come il micelio o il piñatex. Credo che il futuro della moda sarà costruito su materiali che rispettano il pianeta senza rinunciare all'estetica. 

Quanto conta l'educazione dei consumatori nel cambiare il sistema moda ? 

È fondamentale. Senza consumatori consapevoli, anche i brand più responsabili faticano a fare la differenza. Ogni scelta di acquisto diventa un voto per il futuro della moda. 

Pensi che sostenibilità e bellezza possano convivere senza compromessi ? 

Assolutamente sì. La bellezza non è solo estetica: è coerenza, qualità, armonia con ciò che ci circonda. La moda sostenibile può essere desiderabile, elegante e potente allo stesso tempo. 

Se dovessi immaginare l'armadio del futuro, come lo descriveresti ? 

Minimalista, funzionale, ma con pezzi unici e duraturi. Ogni capo avrebbe una storia, sarebbe versatile, etico e rispettoso del pianeta. 

Nel tuo percorso c'è stato un momento in cui hai percepito che il cambiamento è davvero possibile ? 

Sì, quando ho visto brand piccoli fare scelte radicali e avere successo, dimostrando che la sostenibilità non è un limite, ma un valore aggiunto 

Quanto pesa la responsabilità dei grandi brand rispetto a quella dei singoli consumatori ? 

I grandi brand hanno un impatto enorme e la responsabilità di guidare il cambiamento. Ma anche il singolo consumatore ha potere: ogni acquisto è un messaggio e un'azione concreta. Pensi che la moda possa tornare a essere più lenta, più consapevole e meno consumistica ? 

Credo sia possibile. La chiave è educare, valorizzare la qualità rispetto alla quantità e ritrovare un rapporto emotivo con ciò che indossiamo. 

Se potessi cambiare una sola cosa nell'industria della moda di oggi, quale sarebbe ? Vorrei che la trasparenza fosse la regola: conoscere chi produce, come e con quali materiali. La consapevolezza è il primo passo verso un'industria più giusta. 

Cosa significa per te rispettare il pianeta attraverso ciò che indossiamo ? 

Significa scegliere con cura, valorizzare la qualità, ridurre gli sprechi e sostenere chi fa scelte etiche. È una responsabilità che unisce estetica e coscienza. 

Domanda conclusiva: Ti senti più vicina all'abito o all'anima ? 

Credo che l'abito sia un ponte tra il nostro mondo interiore e quello esteriore. Mi sento vicina all'anima, ma attraverso l'abito cerco di raccontarla, esprimerla, renderla visibile.nibilità non è un limite, ma un valore aggiunto. 

Intervista di Correnti Walter

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